Ricevi le ultime news!Le invieremo al tuo indirizzo di posta elettronica DSA E VIDEOGIOCHIUna relazione vincente Questo titolo lascia sorpresi, lo ammetto. Nel caso della dislessia sappiamo che è compromessa la
capacità visuospaziale, ossia l’abilità ad estrarre da un contesto complesso le
informazioni rilevanti, eliminando quelle irrilevanti. Si sviluppa intorno ai
due anni ed è valutabile con semplici test. “Questo, perché il soggetto che gioca a un action videogame
non può prevedere da dove arrivino questi stimoli; il bambino deve colpire
bersagli in movimento, coordinando molto velocemente la percezione con
l’azione. E un altro vantaggio cruciale è dato dalla possibilità di fare
prevenzione; non dobbiamo più aspettare che il bambino impari a leggere per
poter iniziare a lavorare su un potenziale disturbo che potrebbe sviluppare. Inoltre
vi è stato anche un alto livello motivazionale da parte dei bambini, che
tendono invece a scoraggiarsi nei trattamenti tradizionali basati
sull’allenamento alla lettura. Un altro punto di forza di questa tipologia di
trattamento è il fatto che esso non mette il bambino di fronte al proprio
disturbo.”[1] E non parliamo solo di visuospazio ma anche di memoria di
lavoro, ossia della capacità di mantenere a mente più informazioni possibili
per elaborarle (un esempio concreto è il saper ricordare un numero di telefono
a memoria per poterlo scrivere su un foglietto di carta dopo 30 secondi –
esatto, nessuno di noi oggi ci riesce più, e la situazione è peggiore per i
dislessici). Anche questa capacità è migliorabile con alcuni giochi informatici
di brain training, e non ve lo dico perché
sono un appassionato di Nintendo, ma perché lo sostiene il Prof. Stella,
fondatore dell’AID (Associazione Italiana Dislessia). “Carina questa cosa dei videogiochi, ma non
posso mica permettere che mia figlia si alieni dalla realtà per migliorare la
sua capacità visuospaziale!” Essere stati amati
tanto profondamente ci protegge per sempre, anche quando la persona che ci ha
amato non c'è più. È una cosa che ti resta dentro, nella pelle. E ciò vale anche per il bambino con DSA che si troverà ad
affrontare un mondo che attualmente punta molto sulla performance e sull’apparenza, sul voto e non sul processo, sulla
meta e non sul percorso. Quando ti senti incapace rispetto agli altri, non c’è
strumento compensativo che compensi come il sostegno dei propri genitori. Matteo
Botto Educatore e Tutor DSA 365 No Problem
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